Appennino Ligure - Parco Regionale di Montemarcello
Anello Fiascherino - Montemarcello - Tellaro
Lo zoccolo duro del gruppo "In cammino con Piccoli Sentieri", quest'oggi, si è ridotto drasticamente a due sole unità, ma non molliamo. Con l'amico Paolo abbiamo deciso di portare i nostri scarponi sui sentieri del Promontorio del Caprione, un sistema collinare che separa il Golfo della Spezia dalla pianura alluvionale della Valle del Magra. Il Promontorio fa parte del Parco Naturale Regionale di Montemarcello-Magra-Vara. Il Parco, istituito nel 1985 al confine tra la Liguria e la Toscana, include un territorio ricco di valenze naturali, storiche e culturali, attraversando i confini di ben 16 comuni: Ameglia, Arcola, Beverino, Bolano, Borghetto Vara, Brugnato, Calice al Cornoviglio, Carro, Carrodano, Follo, Lerici, Rocchetta Vara, Santo Stefano di Magra, Sarzana, Sesta Godano e Vezzano Ligure. Il Parco protegge il fiume Magra, nel suo tratto ligure e le zone umide ricche di biodiversità create dal fiume nel suo lento fluire nella Val di Magra. Un altro fiume compreso nell'area protetta è il fiume Vara che scorre nell'entroterra spezzino, fra le verdi colline della Val di Vara.
Data escursione: 13/03/2022Punto di partenza e arrivo escursione: Fiascherino, La Spezia
![]() |
Tracciato dell'escursione |
![]() |
L'escursione su Google Earth |
(tutte le immagini possono essere ingrandite cliccando sulla
miniatura)
Itinerario: l'escursione prende il via dalla piccola rotonda di fronte al ristorante "il Gambero Nero" dal quale procediamo lungo Via Fiascherino II^ Traversa che percorreremo in leggera salita per circa 500 metri fino ad incrociare il sentiero 431 che sale da Tellaro. Decisa svolta a sinistra ed eccoci finalmente sul sentiero che continua a salire deciso. Solo circa 350 metri ci separano dal primo punto panoramico della giornata sul Golfo dei Poeti, punto che corrisponde anche con un piccolo gruppo di vecchie abitazioni ormai ridotte a dei ruderi. Siamo anche vicinissimi ad incrociare il sentiero 433 che percorreremo verso destra, in direzione di Zanego.
![]() |
Panoramica dal 431 |
La giornata si presenta bene, non fa freddo ed un timido sole si affaccia di tanto in tanto attraverso la coltre grigiastra delle nuvole che dominano il cielo sopra di noi. Perfettamente tenuto ed altrettanto perfettamente segnato è il sentiero che stiamo percorrendo. Sentiero delle Parole è stato ribattezzato questo tratto del 433 e noi lo onoriamo chiacchierando tranquillamente del più e del meno, mentre con un passo deciso procediamo verso la meta, Zanego, che dista circa 1.3 km.
![]() |
Il Golfo dei Poeti dal 433 |
Il 433, il sentiero delle Parole
![]() |
Verso Zanego |
Il sentiero sbuca proprio di fronte ad una piccolissima piazzetta con al centro una sorta di altare e le raffigurazioni della Madonna e del Cristo Crocifisso.
Una targa ricorda a tutti i passanti che
il 17 aprile 1328, qui a Zanego, si radunarono a Parlamento Generale 155
partecipanti dei Comuni di Ameglia e Barbazano per nominare due procuratori
al fine di definire i confini tra i detti Comuni da una parte e quello di
Sarzana dall'altra.
Purtroppo non sapevamo che a Zanego sono presenti delle costruzioni in pietra,
a secco, analoghi ai nuraghi sardi e ai trulli pugliesi e quindi non abbiamo
prestato alcuna attenzione. Queste costruzioni prendono il nome di
"Cavanei" e sono presenti in tutto il versante da Zanego a Serra tanto
che ne sono stati individuati e catalogati circa 400. I cavanei, che possono
essere di tipo aperto o chiuso, sono formati da strati di pietre concentriche,
messi in modo tale da formare gradini rientrati verso l'altro, così che
aumenta l'altezza e i cerchi si chiudono diventando sempre più stretti; il
foro che rimane viene chiuso da una grande pietra. Si trovano spoprattutto
inseriti nei muri a secco che delimitano gli uliveti, ma è possibile vederne
anche nei boschi. Non è certo il loro uso, secondo alcuni potrebbero trattarsi
di edifici di culto.
Graffiti lungo il sentiero 433
![]() |
Zanego |
Sulla destra un generoso cartello ci da il benvenuto nel territorio del Comune
di Ameglia mentre il classico segnavie del CAI ci indica la via per la nostra
prossima meta, L'orto Botanico di Montemarcello.
Siamo ancora in salita sul 433 che però in questo tratto coincide anche con
l'AVG (Alta Via del Golfo) e il 411. Ci separeremo dall 411
duecento metri più avanti per proseguire sul 433-AVG che spiana per un breve tratto prima di riprendere a salire fin sulla vetta del "Monte Murlo" (360 m), ovvero fin all'Orto Botanico.
Un cartello informativo racconta che
l'Orto Botanico di Montemarcello, unico nel suo genere, sorge sulla vetta
del monte Murlo nel territorio del Caprione, il sistema collinare che divide
il Golfo della Spezia dalla pianura del fiume Magra. L'area prescelta è di
notevole pregio floristico e le sezioni nelle quali è diviso
l'Orto sono rappresentative di alcune delle coperture vegetali che si
ritrovano nel Caprione; attraverso un percorso guidato permette ai
visitatori di osservare le specie presenti nelle diverse sezioni, ognuna
corredata da un pannello che illustra le sue principali caratteristiche.
Purtroppo quello che ci accoglie è la desolazione e l'abbandono. Forse a causa
di questo lungo periodo di pandemia che ancora ci attanaglia, tutta l'area
versa in non buone condizioni tanto che le grondaie dell'edificio in muratura
sono precipitate a terra, mentre i cartelli che indicavano al visitatore le
varie specie floreali sono quasi del tutto nascosti dall'erbaccia, un vero
peccato.
![]() |
Orto Botanico di Montemarcello |
![]() |
Orto Botanico di Montemarcello |
![]() |
Orto Botanico di Montemarcello |
![]() |
Foce di Lizzano |
![]() |
La Valle del Magra dal 422 |
Montemarcello
Lo confesso: Montemarcello mi ha colpito diritto al cuore. Ordinato, colorato,
tranquillo, pulito come solo il molto rinomato Trentino sa fare, mi è piaciuto
immediatamente. Pur nel breve lasso di tempo di una camminata, mi sono
ritrovato a rammaricarmi di non poter vivere in un luogo così bello. Ad un
paio di cento metri sopra il livello del mare, Montemarcello offre pace e
tranquillità e splendidi panorami sulle Alpi Apuane, sulla
Valle del Magra e sul Golfo dei Poeti. Sinceramente, di
tutti i bellissimi e celebri borghi che costellano il Golfo, mi riferisco a
Portovenere Lerici, Cinque Terre e tutto il resto, Montemarcello, censito tra
i borghi più belli d'Italia, mi ha dato l'impressione di poter offrire una maggiore vivibilità a chi vuole stare lontano da rumori molesti.
Di questo discuto con Paolo mentre sorseggiamo un bel caffè seduti nel piccolo (Il) Giardino dell'omonimo bar.
La nascita del borgo di Montemarcello si ritiene legata al porto di
Luni, utilizzato sia dagli Etruschi che dai greci come attracco per le
navi commerciali, ed in seguito dai Romani come avamposto militare
durante la campagna contro i Liguri Apuani.
Prima dell'arrivo dei Romani, i Liguri vivevano riuniti in gruppi molto
numerosi, dediti principalmente alla pastorizia e
all'agricoltura. Abituati a difendersi dalle scorrerie
delle popolazioni limitrofe e dai pirati, erano anche ottimi
combattenti, e riuscirono a resistere a lungo ai tentativi di sottomissione
da parte dei generali romani.
Nel 186 a.C., nei pressi della Piana del Marzo, sconfissero clamorosamente
le truppe guidate dal console Quinzio Marzio con un'imboscata. La
reazione di Roma fu durissima ma, nonostante il massiccio impiego di
forze militari, fu solo nel 155 a.C. che le legioni guidate dal console
Claudio Marcello riuscirono a sottomettere definitivamente la popolazione
dei Liguri. Secondo la tradizione è proprio in onore di
questo condottiero che il monte posto all'estremità del territorio ligure prese il nome di
Monte Marcello (Mons Marcelli).
Dopo la conquista da parte di Roma, la zona conobbe un periodo di grande
prosperità. Quando le lotte intestine e le invasioni barbariche condussero
l'impero in declino, la tragedia di Roma si rifletté anche sul territorio,
che per secoli fu devastato dal caos e dalle incursioni dei barbari e dei
pirati saraceni. Luni vecce saccheggiata e la zona visse un periodo
difficile sino a quando non trovò un valido difensore nella figura del
vescovo Principe, che rivestì un ruolo di primaria importanza sino al XIII
secolo. Nel 963 l'imperatore Ottone I assegnò al vescovo di Luni la
giurisdizione sul castrum di Ameglia e sul borgo di Montemarcello.
Nonostante una storia antica, il nome di Montemarcello compare per la prima
volta in un documento del 1286 in cui il vescovo di Sarzana impose ai
Malaspina e ai feudatari ribelli la costruzione di una fortificazione e di
altre opere difensive sul perimetro della "Collina del Corvo", a difesa del
territorio dai Genovesi.
Nel corso del XV secolo la zona visse un nuovo periodo di prosperità sotto
il dominio di Francesco Sforza che pose fine alle contese tra i signori
locali, a loro volta convolvi nelle dispute fra Firenze, Pisa e Lucca
e, soprattutto, Genova. Fu proprio il Senato genovese, infatti, che nel 1485
concesse agli antistanti di Montemarcello il permesso di costruire una
cinta muraria a difesa del borgo. Tuttavia, solo due anni dopo, il paese fu
incendiato dalle truppe di Firenze che rivendicavano il controllo della
zona. (da un cartello informativo posto su una antica porta di accesso al
borgo)
Da visitare sicuramente è la Chiesa di
San Pietro Apostolo costruita nel 1474 e ristrutturata nel XVII
secolo secondo lo stile barocco. Purtroppo per noi al nostro passaggio era in
corso la Santa Messa per cui non abbiamo potuto vedere il trittico del '400
recentemente restaurato, né la bellissima Madonna lignea e neanche
Sant'Antonio con Bambino della bottega di Domenico Piola. (dal sito del
FAI)
La Piazza XIII Dicembre è un importante punto di ritrovo per tutti gli abitanti del paese, dove si
svolgono le principali manifestazioni che animano la vita del borgo. In
realtà, quello che oggi è un ampio spazio aperto fra le pittoresche case
della tradizione ligure, un tempo era un dedalo di strette vie che si
snodavano tra antichi edifici. La storia della piazza è scritta nel suo
nome, tristemente collegato ad un tragico avvenimento che colpì duramente il
borgo nel corso della Seconda Guerra Mondiale. Il 13 dicembre 1944, infatti,
le bombe degli aerei americani, probabilmente sganciate per colpire la
vicina batteria antinave Generale Chiodo, caddero per errore nel cuore del
paese. Nella violenta esplosione e nel crollo degli edifici persero la vita
35 persone, molte delle quali avevano pensato di cercare rifugio sotto una
delle tante volte in pietra che sovrastavano le strette vie.
La piazza, che oggi è un luogo di svago, sorge proprio sulle macerie
della case distrutte da quel bombardamento e ogni anno la memoria di
quel tragico avvenimento viene tramandata, per non dimenticare gli innocenti
che persero la vita a causa della guerra. (da un cartello informativo posto nella piazza)
![]() |
Montemarcello |
![]() |
Montemarcello |
![]() |
Antica porta di accesso al borgo |
I carruggi
I carruggi
San Pietro Apostolo
![]() |
San Pietro Apostolo |
![]() |
Piazza XIII dicembre |
![]() |
Piazza XIII dicembre |
![]() |
Piazza XIII dicembre |
Si è fatta l'ora di riprendere il cammino, ci attende il Belvedere di
Punta Corvo, per raggiungere il quale sono necessari pochi minuti di
cammino.
![]() |
Dal Belvedere di Punta Corvo |
Dal belvedere sul Golfo dei Poeti dobbiamo ora ripercorrere all'indietro circa 300 metri di percorso per
incrociare il sentiero 444 che ci condurrà dritti dritti, si fa per dire, a
Tellaro.
La prima parte del 444 è tranquilla e facilmente percorribile; è più o meno verso la metà che la traccia diventa più ostile, sofferta:
qui, pur mantenendosi nei limiti del sentiero escursionistico, è necessario
prestare maggiore attenzione ai segnavia e a dove si appoggiano gli scarponi, a causa di qualche breve tratto leggermente esposto. E' anche lungo il 444, circa quattro chilometri di continui
saliscendi e vertiginose discese (la più ripida con un dislivello del 54%,
dato gps), ma anche generoso, con numerose finestre panoramiche sul Golfo
![]() |
Cala Groppina |
Infine eccoci arrivati a Tellaro.
Tellaro
Il nostro villaggio è Tellaro. Sale a picco dagli scogli del mare, un
nido di pirati, poco più di 200 anime. La chiesa si erge dall'acqua.
Una leggenda racconta che una volta, di notte, la campana della chiesa
cominciò a suonare senza smettere. Gli abitanti si svegliarono spaventati,
mentre la campana continuava a suonare misteriosamente. Poi si scoprì che la
corda della campana era caduta sul bordo della scogliera, tra le rocce, un
grosso polpo era riuscito a prendere la corda e tirarla, il
che è possibile. Gli uomini vanno a pesca di polpi con un'esca
bianca e una lunga fiocina. Ne prendono di grandi, a volte di tre chili o
tre chili e mezzo di peso. Non ho mai visto niente di così
diabolicamente brutto, ma sono buoni da mangiare. (lettera inviata da D. H. Lawwrence a W. E. Hopkin il 18 dicembre
1913)
Tellaro, neanche a dirlo, è il classico coloratissimo borgo ligure
caratterizzato dai "carruggi", strettissime vie che attraversano il paese come
fanno le vene nel corpo dell'uomo.
Censito tra
i borghi più belli d'Italia, il borgo è da sempre frequentato da artisti e poeti,
Mario Soldati e Eugenio Montale, giusto per citarne
qualcuno.
Fin dalla sua nascita nel 1300, il borgo ha dovuto difendersi dalle scorrerie
dei pirati saraceni (da cui discende la leggenda del polpo che suonò la
campana) per cui i "Tellarini" (così ha chiamato gli abitanti di Tellaro Mario
Soldati nel racconto "Il Polpo e i Pirati") hanno dovuto attrezzarsi con torri di
avvistamento e mura protettive. Una delle torri di avvistamento era il
campanile della Chiesa di San Giorgio Martire.
La chiesa è chiusa, per cui affidiamoci al solito cartello per
raccogliere qualche informazione:
edificata nelle sue parti essenziali fra il 1564 e il 1584, per molti anni
assolse anche la funzione di fortificazione, essendo integrata nel sistema
difensivo del borgo. Nel 1618 l'edificio venne ampliato con la costruzione
della screstgia, delle areiate che dividono la navata e la volta. La
struttura a pianta rettangolare presenta un'abside semicircolare sporgente,
una torre circolare su cui s'innalza il campanile che ospita tre campane
datate nel 1812. Il portale in marmo bianco di Carrara è abbellito da due
volute con cornucopie e da un bassorilievo marmoreo rappresentante il Santo
cavaliere Giorgio, che ha sconfitto il drago, a cui è dedicata anche la
parrocchia. L'interno è a tre navate separate da due colonne ottagonali, in
pietra nera locale, che sostengono la volta centrale a botte e quelle
laterali a crociera. Il pavimento è mi marmo bianco e grigio losangato. La
cantoria, costruita agli inizi del 1843, ospita un organo realizzato da
Nicomede Agate di Pistoia.
L'altro antico elemento difensivo del borgo è
Soto-Ria (Sotto-ripa). Si tratta di una galleria lunga circa 70
metri e larga due metri e venti; è caratterizzata da un pavimento a motivi
geometrici realizzato con ciottoli d'arenile di varia forma, grandezza e
colore, e dalla volta a botte del soffitto alto quasi tre metri. Soto-Ria è
tutto ciò che resta della cortina coperta che i residenti costruirono intorno
al 1300 a difesa del borgo per fronteggiare le continue incursioni dei
saraceni, dei catalani e dei predoni locali che, fino al XIX secolo hanno
infestato questi luoghi. Era inserita nel cammino di ronda che collegava una
torre quadrata (demolita dopo l'ultimo conflitto mondiale), il torrione
circolare di San Giorgio e l'oratorio di Santa Maria Assunta,
primo centro di culto di Tellaro. Dai grandi finestrini era possibile
controllare e contrastare l'assalto dei corsari con l'utilizzo di tutti i
mezzi offensivi dell'epoca, compreso un deterrente efficace e persuasivo come
l'olio bollente.
![]() |
Soto-Ria |
![]() |
La leggenda del polpo campanaro |
![]() |
Chiesa di San Giorgio |
![]() |
San Giorgio |
![]() |
Terrazzino delle Agavi |
Oratorio di Santa Maria Assunta
![]() |
Chiesa Santa Maria Stella Maris |
L'escursione volge ormai al termine, il punto da dove siamo partiti è distante
poco più di 500 metri: si è fatta l'ora di salutare il Promontorio del
Caprione.
Principali dati dell'escursione:
Quota massima: 362 m
Dislivello positivo accumulato: 682 m
Distanza percorsa: 12.2 km
Tempo totale: 6h 16'
Difficoltà: E
Scarica la traccia
Quella di questo resoconto è una escursione davvero piacevole che consiglio.
Sentieri facili, ben tenuti e molto ben segnata: impossibile perdere la giusta
via. Come detto più sopra solo sul tratto centrale del sentiero che congiunge
Punta Corvo con Tellaro è necessario porre un po' più di attenzione.
Buona montagna a tutti!
Ciao sono Mauro Moscatelli di Piccoli Sentieri,
benvenuto nel mio blog. Voglio confessarti che i tuoi commenti, positivi o negativi che siano, sono molto apprezzati. Ti invito pertanto a lasciare traccia del tuo passaggio con un commento nell'apposito spazio, qui sotto. Se pensi che questa pagina possa interessare i tuoi amici, beh allora non esitare: condividila nella tua rete social. Se vuoi puoi anche iscriverti a Piccoli Sentieri per ricevere tutti gli aggiornamenti direttamente sulla tua e-mail. |
2 commenti:
Bellissimo itinerario, grazie Mauro per farmi rivivere quei posti che ho tanto amato. Daje Fratello.
Ciao Umberto, un forte abbraccio
Posta un commento