Passo della Cappelletta, Passo del Lupo, Monte Gottero, Foce dei Tre Confini.
Lo volete proprio sapere? Non sono rimasto deluso!
Mi sono gustato questa escursione fin dal trasferimento con lo scooter, una strada tutta tornanti che mi ha fatto divertire. E poi la vista dal Passo della Cappelletta "all'ombra" delle enormi pale dell'impianto eolico, una fotografia da togliere il fiato. Ma vi racconto tutto più sotto.
Data escursione: 27/06/2020
Trasferimento: Da La Spezia percorrendo la SS1 fino a Brugnato, quindi sulla SP 566 fino a Varese Ligure e SP 553 fin quasi al Passo Centocroci.
Tempo di percorrenza: da La Spezia circa 1h 30' per una distanza di circa 63 Km.
Punto di partenza e arrivo escursione: Passo della Cappelletta
Punti di appoggio: Lungo il percorso non sono presenti rifugi.
Trasferimento: Da La Spezia percorrendo la SS1 fino a Brugnato, quindi sulla SP 566 fino a Varese Ligure e SP 553 fin quasi al Passo Centocroci.
Tempo di percorrenza: da La Spezia circa 1h 30' per una distanza di circa 63 Km.
Punto di partenza e arrivo escursione: Passo della Cappelletta
Punti di appoggio: Lungo il percorso non sono presenti rifugi.
L'escursione su Google Earth |
(tutte le immagini possono essere ingrandite cliccando sulla
miniatura)
Itinerario: lo confesso non sono proprio un amante delle "levatacce", mi piace stare a letto a poltrire, questa volta però ho pensato che non era il caso di sfidare il gran caldo che già in questo periodo imperversa per cui ho deciso di muovermi da casa decisamente molto presto rispetto ai miei soliti standard. Infatti mancavano ancora 10 minuti alle sette che ero già in viaggio sul mio scooter.
Mentre avevo già avuto modo di transitare dalla bellissima cittadina di
Varese Ligure, la SP 523 non l'avevo mai percorsa. Una bellissima
strada tutta curve che ho percorso con vero piacere, anche se in alcuni tratti
molto disconnessa e quindi pericolosa in particolare per scooter e moto.
Giunto in prossimità del Passo di Centrocroci ho lasciato la
provinciale per dirigere a destra verso il Passo della Cappelletta,
punto di partenza della mia escursione sul Monte Gottero.
Il sole era ancora relativamente basso sull'orizzonte tanto che i suoi raggi
pennellavano la luce dando una perfetta tridimensionalità alle dolci colline
che caratterizzano l'ampia conca formata dalle pendici che vanno dal Monte
Ventarola al Monte Chiappa, un grande anfiteatro naturale nella quale spuntano
qua e la aziende agricole ed ampie distese di prati da fieno, mentre piccole mandrie di
mucche pascolano libere. Non ho potuto fare a meno di fermarmi davanti a
questo bucolico paesaggio e scattare qualche fotografia.
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Il Passo della Cappelletta e l'impianto eolico per la produzione di
energia elettrica |
Il Passo della Cappelletta è una ampia depressione a 1085 m s.l.m. che
prende il nome dalla piccola cappella edificata nel lontano 1933 in occasione
dell'Anno Santo straordinario indetto da Papa Pio XI.
Il passo è un luogo molto ventoso, le cronache raccontano che mediamente qui
il vento soffia ad una velocità di oltre 7 metri al secondo (circa 25 km/h) e,
non a caso, è dominato da quattro enormi impianti eolici. Stranamente anche se
oggi spira una bella e fresca brezza, uno solo dei quattro impianti è in
funzione con le pale che girano a pieno ritmo.
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Il Passo della Cappelletta. L'edificio che da il nome al Passo è
visibile a destra della piccola area bianca. Sullo sfondo gli impianti del Passo di Centocroci. |
La piccola cappella, che da il nome al passo, edificata nel 1933
in occasione della proclamazione dell'Anno Santo straordinario |
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Vuoi ascoltare anche tu la voce di una turbina eolica?
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Il 116 nel tratto da me percorso è un'ampia mulattiera carrozzabile che si
allunga sul fianco ovest del Monte Bertola. Ho percorso poche centinaia
di metri della mia escursione, il rumore della turbina eolica è scomparso,
poco più in basso sulla mia destra un gruppetto di mucche riposano tranquille,
un intenso profumo di fieno miscelato a quello delle piante di biancospino e
delle gialle ginestre riempie l'aria, mentre un incessante ronzio di battiti
di ali rompe il silenzio. Da qualche parte, non lontano, un alveare di api si
sta riempiendo di dolcissimo miele dorato.
Un attacco di felicità mi coglie quasi impreparato, questa escursione inizia
sotto i migliori auspici.
E' arrivato il momento di abbandonare il 116 per raggiungere, con un balzo,
il Passo del Lupo. Non vi è alcun sentiero o indicazioni da
seguire ma solo da superare un piccolo dislivello, pochi metri di cammino.
Unico indizio un piccolo varco attraverso la recinzione di filo spinato che
impedisce agli animali al pascolo di cacciarsi nei guai e la consapevolezza di
essere sotto la verticale del passo.
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Passo del Lupo |
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Sull'Alta Via |
Continuo il cammino sempre all'ombra del bosco, sempre in salita. Anche il
fondo del sentiero a tratti cambia pelle diventando molto più sconnesso, ma
credetemi assolutamente niente di difficile.
Quasi all'improvviso, come se si fossi giunto ad un confine, il bosco cambia
aspetto. Gli alberi di pino, cerro e castagno lasciano il posto ad una
bellissima faggeta. Mi piacciono molto le faggete, per il gioco di luci ed
ombre che generano le chiome degli alberi, per la pulizia ed e le mille
sfumature color oro del suo sottobosco, per il tappeto di foglie che si
deposita sul terreno che sembra di camminare su un soffice tappeto.
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La faggeta |
E deve essere anche un bosco generoso vista l'enorme quantità di minacciosi
cartelli che intimano con insistenza il divieto di raccogliere funghi e
prodotti del bosco. Ci sono così tanti cartelli che bisognerebbe denunciare
per inquinamento del bosco chi li ha messi.
Finalmente il sentiero si riporta sul crinale, so che ormai non manca molto
alla vetta e so anche che alla mia sinistra più in basso c'è un laghetto, che
qualcuno con un forte senso dell'umorismo ha chiamato "Lago Grande". Il
lago è ciò che resta di un antico ghiacciaio del quale più tardi, sulla via
del ritorno, troverò altre tracce. Mi piacerebbe visitarlo per cui ho cercato
con gli occhi il sentiero che, almeno sulla carta, si dovrebbe staccare sulla
sinistra dell'Alta Via. Non riesco ad individuarlo per cui reprimo il
desiderio di buttarmi fuori sentiero. L'esperienza, anche recente, sul cammino
fuori traccia mi suggerisce di non avventurarmi, tanto più che sono solo.
Non faccio in tempo ad abbandonare l'idea di visitare il lago che,
all'improvviso, come se fossi passato attraverso una porta, mi ritrovo in
un'ampia prateria completamente esposta alla luce del sole. Sono veramente a
due passi dalla vetta del Monte Gottero, ancora un piccolo tratto in
salita e sono sulla cima.
Lo chiamano "belvedere" a causa della vista che, dalla sua vetta,
spazia a 360°.
Il Monte Gottero con i suoi 1639 metri è il monte più alto dell'Appennino
spezzino. Vista dall'alto la prateria del Gottero assomiglia alla chierica di
un frate. Dalla sua isolata vetta, sul quale spicca una croce di ferro
installata in occasione dell'Anno Santo del 1933, si gode una vista che pochi
monti possono vantare. Dal gruppo del Monte Maggiorasca alla Valle del Taro,
dalla pianura parmense al crinale dell'Appennino Tosco-Emiliano, dalle Alpi
Apuane alla costa toscana e spezzina, dall'Isola d'Elba alla Corsica. Per
godere di tutto questo ben di Dio è necessaria solo una condizione: la
giornata deve essere limpida, cosa che oggi - purtroppo - non è.
Comunque a me più che un belvedere sembra un fantastico "drive in" che il
Gottero ci offre gratuitamente per godere del fantastico
spettacolo offerto dalla Natura.
![]() |
In questa foto solo una parte del panorama offerto dal Gottero: dalle Apuane a sinistra al gruppo del Maggiorasca |
Poco più in basso, su una piccola radura, una coppia di giovani sta smontando
la tenda. Avranno trascorso una romantica notte ad osservare le stelle e le
migliaia e migliaia di luci proveniente dai paesi e dalle città che tempestano
il territorio circostante la bella montagna.
Mi rilasso, scatto foto e mangio la solita noiosa barretta.
Sono immerso nel silenzio più assoluto fino a che non arrivavano i
barbari!
A prima vista il gruppo che è arrivato sembra avvezzo alla montagna e
alle sue regole, sono correttamente equipaggiati ed indossano begli
zaini; nella realtà scopro subito che - almeno per alcuni di loro - la
regola di non starnazzare ad alta voce a destra e a manca non rientra tra
queste regole.
Ricondiziono velocemente lo zaino e lascio mestamente ed a gambe levate la
vetta in direzione Foce dei Tre Confini. Il primo tratto del sentiero è
in forte discesa e con il fondo alquanto sconnesso, poi tutto si regolarizza.
E' importante la Foce dei Tre Confini. Anticamente qui convergevano i confini
della Repubblica di Genova (poi annessa dal
Regno di Sardegna), del Granducato di Toscana e del
Ducato di Parma e Piacenza. Oggi qui si incontrano tre Regioni:
Liguria, Toscana ed Emilia Romagna.
Il sentiero di sinistra è il mio sentiero. Bello nel tratto iniziale, in
discesa, ampio. Poi inizia un tratto tormentato dove ampie scariche di sassi
di varie dimensioni e numerosi rivoli di acqua freschissima attanagliano il
sentiero. Sono ancora i segni di ciò che resta dell'antico ghiacciaio che
diecimila anni fa copriva questo tratto di montagna.
Non ho ancora del tutto superato questo difficile tratto di sentiero che mi
viene incontro un signore che ha tutta l'aria di uno che sta facendo una
passeggiata in centro città piuttosto che percorrere un sentiero di montagna.
Mi chiede informazioni, vuole sapere se si trova sul sentiero giusto per la
Foce dei Tre Confini e mi chiede quanto tempo manca, con precisione, alla
foce. Gli sparo un numero assolutamente sbagliato e continuo il mio
cammino.
In ricordo di Annibale Taddei |
L'escursione ormai volge al termine, il Passo della Cappelletta è pochi passi
più in basso, non mi resta che scendere sul sentiero e recuperare lo scooter.
Principali dati dell'escursione:
Quota massima: 1.634 m
Dislivello positivo accumulato: 653 m
Distanza percorsa: 12 km
Tempo totale: 5h 15'
Difficoltà: E
Scarica la traccia
Dislivello positivo accumulato: 653 m
Distanza percorsa: 12 km
Tempo totale: 5h 15'
Difficoltà: E
Scarica la traccia
In questa giornata ho un solo grande rammarico: mentre salivo con lo scooter non aver visto la Locanda Ranch Camillo che si trova proprio all'incrocio tra la SP 553 e la strada che porta al Passo della Cappelletta. Sarebbe stata una degna conclusione di questa felice escursione.
Buona montagna a tutti!
Ciao sono Mauro Moscatelli di Piccoli Sentieri,
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