Piccoli Sentieri

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mercoledì 24 giugno 2020

Un salto nella... preistoria

Valle Lagorara, Alta Val di Vara, Appennino Ligure


Migliaia di anni fa in quella che oggi prende il nome di Valle Lagorara, l'uomo primitivo iniziava l'avventura "tecnologica" con la costruzione dei primi rudimentali utensili di pietra. Un'avventura che lo porterà un poco alla volta, anno dopo anno, a sviluppare quelle capacità che lo porteranno a sfruttare in modo intensivo tutte le risorse naturali della Terra, unico essere vivente terrestre in grado di farlo.


Da località Santa Maria (Comune di Maissana - SP) al sito archeologico

(tutte le immagini possono essere ingrandite cliccando sulla miniatura)

Il forte aumento della popolazione che si ebbe nel bacino del Mediterraneo fra 9.000 e 7.000 anni fa con l'introduzione di un'economia basata su allevamento ed agricoltura, comportò una forte richiesta di utensili, sia come quantità sia come numero e nuove tipologie. Fu così che l'uomo, procedendo per tentativi e piccole modifiche, arrivò a selezionare selci taglienti che impiegò per realizzare armi per la caccia e strumenti di uso comune utilizzati in agricoltura, le cui "lame", mano a mano che si usuravano, potevano essere facilmente sostituite. Infatti fino alla diffusione del bronzo (1.700 a.C.) per cacciare, per lavorare il legno, l'osso e per tutte quelle attività che richiedevano un utensile duro e tagliente venivano usate pietre opportunamente scelte e lavorate.
Per produrre utensili egli utilizzava in prevalenza rocce silicee (selce, diaspro, quarzite, ossidiana, ecc.). Tali rocce sono molto dure, ma con un lavoro di scheggiatura si possono trasformare in strumenti dai bordi molto taglienti. 

L'uomo preistorico aveva conoscenze molto approfondite delle risorse disponibili nell'ambiente che lo circondava, in particolar modo  della pietra, ed una così alta richiesta di materiale siliceo di buona qualità lo costrinsero ad organizzare delle vere e proprie aree di estrazione nei punti di affioramento della materia prima. 

In Valle Lagorara è presente un tipo di diaspro, altrove assai poco frequente, di colore rosso-bruno o marrone rossiccio, molto ricco di silice, ferro e manganese, che risulta notevolmente duro, anche se fragile e quindi facilmente scheggiabile. E' l'affioramento di diaspro del Monte Scogliera che emerge ancora oggi per oltre 200 metri. E' costituito da una sequenza di migliaia di livelli stratificati, sedimentatisi gli uni sugli altri.

E per ricavare quello che gli serviva gli uomini primitivi elaborarono una tecnica dove la pazienza e la tenacia furono sicuramente i primi requisiti di cui si dotarono.

Valle Lagorara, affioramenti di diaspro
Affioramenti di diaspro

Il Diaspro è una varietà opaca di Quarzo

Il diaspro deriva dalla deposizione di silice direttamente da acque in rocce argillose o sabbiose


L'area archeologica della Valle Lagorara

Il rinvenimento dell'area archeologica della Valle Lagorara, di eccezionale importanza nel panorama europeo per dimensioni e stato di conservazione  ma soprattutto perché è l'unica cava di diaspro finora nota in Europa, ha dato il via ad una campagna di scavi condotte a partire dal 1988 fino al 1995 dalla Soprintendenza Archeologica della Liguria; grazie agli scavi il personale del Museo Archeologico di Chiavari, guidato dal Dr. Roberto Maggi, ha fatto piena luce sulle tecniche e sull'organizzazione che l'uomo primitivo aveva adottato migliaia di anni fa nella Valle per l'estrazione del prezioso silice.

Infatti in mezzo all'ingente quantità di residui di lavorazione del diaspro, sono stati rinvenuti  anche gli strumenti utilizzati per l'estrazione del silice. Chiamati dagli studiosi "percussori", erano pietre utilizzate per la martellatura della roccia silicea. Queste rocce, molto pesanti e tenaci (gabbri, dioriti e doleriti), venivano impugnate direttamente con la mano in maniera da rendere più precisa ed efficace l'opera di percussione.

Sito archelogico della Valle Lagorara
L'antico sito di estrazione del diaspro

Sono ancora ben visibili i residui della lavorazione

L'estrazione del diaspro avveniva tramite l'uso di "percussori"




Le tecniche di estrazione prevedevano la demolizione della parte esposta dello strato di silice per tutta il suo spessore, quindi si procedeva con successivi allargamenti, approfondendo lo scavo verso l'interno. Si venivano così a formare nicchie emisferiche larghe alcuni metri. Le schegge di diaspro estratte in questo modo dalla parete, subivano poi un'ulteriore lavorazione in altre aree della cava, dove come in una vera e propria "officina litica" si provvedeva a realizzare bifacciali di forma ogivale dal quale successivamente si ricavavano le le classiche punte di freccia (anche se durante gli scavi sono stati rinvenuti sporadici resti di utensili quali grattatoi, raschiatoi, perforatori, ecc).

Il deposito archeologico di Valle Lagorara ha restituito un'enorme quantità di manufatti in diaspro, costituiti per la maggior parte da residui di cavatura, da schegge di lavorazione e da bifacciali che, presentando errori di lavorazione o difetti della materia prima erano stati abbandonati in corso di produzione


 
Tecnica di estrazione del diaspro
 
Schema delle lavorazioni
 
Ogiva bifacciale
 
Lama di pugnale in diaspro

 Immagini tratte dalle brochure disponibili sul sito del Comune di Maissana


La campagna di scavi ha individuato anche due zone, denominate "riparo Est" e "riparo Sud" dove il diaspro veniva lavorato al riparo delle intemperie. Ma oltre a scheggiare il diaspro, i cavatori preistorici svolgevano anche altre attività. Probabilmente veniva preparato il cibo, come indica il ritrovamento di un frammento di macina in arenaria, forse utilizzata per la molitura dei cereali, che potevano essere conservati, come anche altri alimenti, in recipienti di terracotta di cui sono stati rinvenuti alcuni frammenti. Nel tempo libero si divertivano anche a realizzare manufatti lavorati dalla steatite, una roccia verdastra e saponosa al tatto molto tenera, duttile e di facile lavorazione - adatta a confezionare oggetti di ornamento quali perle, perline e pendagli, i monili che andavano di modo all'epoca, ritrovati in grande quantità nell'area dei due ripari (per lo più oggetti rotti durante la lavorazione a causa della cattiva qualità della materia prima o per errore di fabbricazione).
Tutte le informazioni sopra riportate sono tratte dalle brochure di approfondimento realizzate dal Dipartimento di Antichità, Filosofia, Storia, Geografia (DAFIST) dell’Università degli Studi di Genova, pubblicate sul sito del Comune di Maissana.


La Valle Lagorara

La Valle Lagorara è una vallata, solcata dall'omonimo torrente, nel comune di Maissana (SP) nell'alta Val di Vara; il sito archeologico scoperto nel 1988 è situato tra il torrente stesso ed il versante occidentale del Monte Scogliera, ad una quota di circa 750 m s.l.m..

L'antica miniera a cielo aperto di diaspro, il cui periodo di sfruttamento è stato attivo tra il 3500 a.C. e il 2000 a.C. è raggiungibile salendo dall'abitato di Santa Maria (comune di Maissana). Al termine della strada asfaltata è sufficiente percorrere circa 1,5 km di una comoda mulattiera per raggiungere l'area archeologica.

La frazione di Santa Maria si raggiunge:
  •  dal casello autostradale di Sestri Levante (autostrada A12 Genova-Livorno) quindi strada per Casarza Ligure e statale 523 della Val Petronio.
  • dal casello di Brugnato (autostrada A12 Genova-Livorno) quindi statale 526 per San Pietro Vara.


Davanti alle migliaia di schegge di diaspro che ancora oggi ricoprono il terreno della Valle del Lagorara, non è difficile immaginare un gruppo di uomini vestiti di pelli che lavora alacremente con strumenti rudimentali per ricavare delle scaglie di pietra affilata. Fermandosi ad osservare i poderosi resti dell'antica opera di escavazione, sembra quasi di sentire il ritmico percuotere di decine di sassi contro la parete rocciosa.
Così come non è altrettanto difficile realizzare che la capacità di sviluppare "tecnologie" e di sfruttare quello che la natura ci mette a disposizione è una parte innata dell'essere umano.
Peccato che una scoperta così suggestiva e ricca di significati sia stata completamente abbandonata all'incuria e al degrado. Non un cartello, non un paletto che possa far capire ai visitatori la bellezza e l'importanza di un luogo dove i nostri antichi antenati hanno iniziato a costruire quello che siamo oggi. Ma, purtroppo, questo è!

Buona montagna a tutti!
Ciao sono Mauro Moscatelli di Piccoli Sentieri, benvenuto nel mio blog.
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1 commento:

Umberto Cocco ha detto...

Il connubio storia e natura è l'equilibrio perfetto. Buon Cammino Ardito.

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